Come morì Archimede?

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Archimede di Siracusa è stato un matematico, fisico e inventore greco antico, siceliota.

Archimede: Data di nascita: 287 a.C. Data di morte: 212 ac

 

Considerato come uno dei più grandi scienziati e matematici della storia, i contributi di Archimede spaziano dalla geometria all’idrostatica, dall’ottica alla meccanica. Fu in grado di calcolare la superficie e il volume della sfera e intuì le leggi che regolano il galleggiamento dei corpi. In campo ingegneristico, Archimede scoprì e sfruttò i principi di funzionamento delle leve e il suo stesso nome è associato a numerose macchine e dispositivi, come la vite di Archimede, a dimostrazione della sua capacità inventiva. Circondate ancora da un alone di mistero sono invece le macchine da guerra che Archimede avrebbe preparato per difendere Siracusa dall’assedio romano. Però fu proprio questo il motivo della sua morte.


Ma come morì Archimede? Qui prendiamo in considerazione la tesi dello scrittore scientifico Karel Capek,

Karel Čapek

il primo che usò il termine robot, coniato dal fratello (dal ceco robota, “lavoro duro, lavoro forzato”),e la riportiamo così come da lui fu scritta. Ancora una volta prevalgono i motivi politici, proprio come adesso.

 

La morte di Archimede di Karel Čapek.

E’ che la storia di Archimede non andò proprio così come è stato scritto; è vero sí che fu ucciso
quando i romani presero Siracusa, ma non è esatto dire che entrò in casa sua un soldato romano per
saccheggiarla e che Archimede, intento a disegnare una qualche costruzione geometrica, gli ringhiò
con aria scontrosa: “Non mi rovinare i miei cerchi!”. In primo luogo Archimede non era affatto un
distratto professore che non sa quel che gli succede intorno; anzi, era per natura un autentico
soldato, che aveva progettato per Siracusa delle valide macchine da guerra, destinate alla difesa
della città; in secondo luogo poi, il soldatino romano non era affatto un predone ubriaco, ma un
colto e ambizioso capitano di stato maggiore, Lucius, che sapeva bene con chi aveva l’onore di
parlare, e non era venuto per saccheggiare, ma sulla soglia fece il saluto militare e disse: “Salute a
te, Archimede”.
Archimede alzò gli occhi dalla tavoletta di cera, sulla quale davvero stava disegnando qualcosa, e
disse:
– Che c’è?
– Archimede,- fece Lucius,- noi sappiamo che senza le tue valide macchine da guerra Siracusa
non avrebbe retto nemmeno un mese; invece abbiamo dovuto lottare due anni. Cosa credi, noi
soldati ce ne intendiamo. Magnifiche macchine. Complimenti.
Archimede fece un gesto con la mano. – Per favore non sono niente di straordinario. Normali
meccanismi da lancio. una specie di giochetto insomma. Scientificamente non ha grande
importanza.
– Ma militarmente sí, – osservò Lucius. – Ascolta, Archimede, sono venuto a chiederti di
lavorare con noi.
– Con chi?
– Con noi romani. Devi sapere che Cartagine è in rovina. Perché aiutarli ancora! Ora daremo
una bella lezione a Cartagine, vedrai. Sarebbe meglio che vi metteste con noi, voi tutti.
– Perché? – Borbottò Archimede, – casualmente noi siracusani siamo greci. Perché dovremmo
venire con voi?
– Perché vivete in Sicilia, e noi abbiamo bisogno della Sicilia.
– E perché ne avete bisogno?
– Perché vogliamo avere il dominio sul mar Mediterraneo.
– Ma, – fece Archimede e guardò pensoso la sua tavoletta. – E perché lo volete?
– Chi domina il mar Mediterraneo, – disse Lucius, – domina il mondo. Eppure è chiaro.
– E che, dovete dominare il mondo?
– Sí, La missione di Roma è di avere il dominio del mondo. E ti dico che lo avrà.
– Forse, – disse Archimede mentre cancellava qualcosa dalla tavoletta di cera. – Ma non ve lo
consiglierei, Lucius. Ascolta, dominare il mondo: questo vi porterà un giorno atroci lotte per
difendervi. Non pensi all’inutile fatica che ve ne verrà?
– Non importa; ma avremo un grande impero.
– Un grande impero, – bofonchiò Archimede. – Se disegno un cerchio piccolo o uno grande, è
sempre e solo un cerchio. Le frontiere ci sono sempre; non potrete mai non avere delle
frontiere, Lucius. Pensi che un cerchio grande sia più perfetto di uno piccolo? Pensi di essere
un miglior geometra se disegni un cerchio più grande?
– Voi greci giocate sempre con le parole, – obiettò il capitano Lucius. – Allora vi dimostreremo
che siamo nel giusto altrimenti.
– Come?
– Coi fatti. Per esempio, abbiamo preso la vostra Siracusa. Ergo Siracusa ci appartiene. E’ una
prova chiara?
– Sí, – disse Archimede grattandosi la testa con lo stilo. – Sí, avete preso Siracusa; solo che
ormai Siracusa è né sarà mai più quello che è stato fino a oggi. Era una grande e gloriosa città,
ragazzo; ora non sarà mai più grande. Peccato per Siracusa!
– Invece Roma sarà grande. Roma deve essere la più forte di tutto il mondo.
– Perché?
– Per resistere. Più siamo forti, più avremo nemici. Per questo dobbiamo essere i più forti.
– Per quanto riguarda la forza, – bofonchiò Archimede. – Io sono anche un po’ fisico, Lucius, e
ti dico qualcosa. La forza si applica.
– Che significa?
– E’ una specie di legge, Lucius. Una forza che agisce deve applicarsi. Quanto più sarete forti,
tanto più consumerete per questo la vostra forza; e un giorno verrà il momento….
– Che hai voluto dire?
– Ma niente, Non sono un profeta, ragazzo; sono solo un fisico. La forza si applica. Di più non
so.
– Senti, Archimede, non vorresti lavorare con noi? Non hai idea di quali enormi possibilità ti si
aprirebbero a Roma. Potresti costruire le migliori macchine da guerra del mondo…
– Mi devi scusare Lucius; sono un vecchio, ma vorrei ancora sviluppare un paio di mie idee.
Come vedi, sto proprio disegnando qualcosa.
– Archimede, non ti attira raggiungere con noi il dominio del mondo?…Perché non parli?
– Scusa, – borbottò Archimede chino sulla tavoletta. – Cosa hai detto?
– Che un uomo come te potrebbe raggiungere il dominio del mondo.
– Hm, il dominio del mondo, – fece Archimede assorto. – Non arrabbiarti, ma ora ho qualcosa di
più importante da fare. Sai, qualcosa di più durevole. Qualcosa che davvero rimarrà.
– Che cos’è?
– Attento, non mi cancellare i miei cerchi! E’ il metodo con cui si può calcolare l’area di un
settore circolare.
Più tardi fu tramandata la storia che il dotto Archimede perse la vita per caso.

 

Penso che Karel Čapek  giunse a questa logica conclusione ispirandosi al fatto che Archimede era al tempo il Robert Oppenheimer della situazione; se non poteva essere con Roma, non doveva essere con nessuno.

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