Home Page Il presepe Sculture -2015 Sculture -2020 Scritti scientifici
 
Mio Padre
Mio padre è stato macchinista delle ferrovie fin dalla fine della seconda guerra mondiale. E' noto a tutti come ingegnoso costruttore di una locomotiva in miniatura (si fa per dire, basta osservare le proporzione con le persone). Approfitto di un articolo scritto da Roberto Tabacchi, nel suo libro  “Ferrovia Belluno- Calalzo. Dalle origini all’attualità”  Tiziano Ed., Giugno 2019, pag. 182) per spiegare a tutti la sua storia che abbiamo ricostruito assieme.
BREVE STORIA DI UN “CAVALIERE” CHE DOMAVA LE LOCOMOTIVE
In appendice all’elenco riservato al personale dello scomparso D.L. di Belluno, alcune righe di questo volume sono state dedicate alla figura carismatica del macchinista Luigi Antonio Cibien. Egli era nato il 12/5/1927 a Salce (periferia bellunese) e, a poco più di vent’anni, era stato assunto come fuochista presso il locale D.L.. La sua innata abilità manuale e la voglia di aggiornarsi rispetto alle continue evoluzioni tecnologiche dell’epoca lo avevano presto proiettato verso il naturale sbocco professionale.
L’abilitazione a macchinista era infatti giunta di lì a breve e con essa era aumentato il desiderio di sviscerare i particolari costruttivi e funzionali di quella che per lui era divenuta pane quotidiano: l’arcana ed affascinante locomotiva a vapore. Non è chiaro quando, ma sicuramente in seguito alla scommessa con un collega, egli si era messo in gioco per costruire in scala il modellino funzionante di una 740, il tipo di locomotiva più diffuso sul territorio nazionale che anche il piccolo D.L. di Belluno ospitava e la cui versatilità era stata particolarmente apprezzata dal nostro nei suoi primi viaggi sulle salite verso Calalzo. . In seguito, per la durata di circa su anni, il “maestro” (così in gergo ferroviario vengono ancor oggi soprannominati i macchinisti) si era dedicato anima e corpo alla costruzione in miniatura, alternandosi quotidianamente tra lavoro ed hobby, tra condotta del grande cavallo sbuffante e nel dare struttura e vita a quel piccolo embrione, nato per scherzo nella sua casa di Salce. . Proprio in quel periodo, insieme ai colleghi, aveva dovuto subire una variazione nella logistica lavorativa, che l’aveva costretto ad abbandonare il caro e familiare deposito per essere distaccato presso il lontano impianto di Treviso. 
mio padre,mia madre e le mie sorelle Patriza e Francesca. Io ancora non c'ero. Circa 1958
  Malgrado l’inaspettata e fastidiosa parentesi, l’entusiasmo e la caparbietà nel voler portare a compimento l’impegnativo sogno nel cassetto non avevano conosciuto tentennamenti di sorta. Ore e ore di tempo libero passate in officina ad eseguire saldature e fusioni, lavorando con certosina pazienza e con la precisione del più consumato orologiaio per realizzare i meccanismi della distribuzione, costruire i cilindri, calibrare ruote e biellismo. Il rivestimento interno della caldaia fu costruito in rame, come sarebbe stato in grado di fare solo un provetto battiloro. . Alla fine degli anni Cinquanta, dopo la verniciatura, la riproduzione in scala della locomotiva poteva finalmente considerarsi ultimata. Con la lunghezza di circa 60 centimetri ed altezza 25 risultava, a detta degli esperti, la fedelissima copia dell’originale ma, cosa ancor più strabiliante, essa era in grado di muoversi con i propri mezzi (pochi metri vista la mancanza di un binario adeguato alle sue dimensioni) utilizzando piccoli pezzi di carbone per produrre l’energia termica necessaria ad azionare gli stantuffi e le bielle motrici.Considerata (rispetto all’attualità) l’arretratezza tecnologica degli strumenti necessari alla costruzione, solo la perfetta conoscenza dei meccanismi ed il possesso di una raffinata manualità d’esecuzione avevano consentito al creatore, in quell’epoca, di realizzare una vera e propria opera d’arte.  Assieme all’ammirazione dimostrata da colleghi ed appassionati, la notizia di quel
piccolo capolavoro era giunta anche alle orecchie dei diretti superiori, che l’avevano convinto ad esporlo inizialmente presso la scuola tecnica della trazione di Treviso, luogo preposto alla formazione professionale dei futuri macchinisti. Ma le notizie, pur in quell’epoca oggi considerata remota, viaggiavano velocissime anche allora e così Luigi Cibien venne proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Aldo Moro, per il Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana. La firma sul relativo Decreto Attuativo fu apposta il 27/12/1963 dal Presidente della Repubblica Antonio Segni.  Oggi, a quasi quarant’anni di distanza dalla sua scomparsa il modellino, seppur ancor gelosamente custodito dalla famiglia, probabilmente freme per una collocazione che gli faccia esprimere nuovamente la propria voce, o, più semplicemente, che sia in grado di far rivivere simbolicamente la figura di colui che, con profondo amore e rara maestria, seppe donargli la vita.
Home Page Mia madre Mio Padre
statistiche web